Leica Elmarit 24mm F/2.8 v2 E60

  • Order nos. – 11221 without ROM, 11257 ROM possible cam-3 only, 11331 with ROM
  • Production era – 1974-2006 < 20,200 lenses
  • Manufacturer – Minolta/Leica v1 , Leica v2
  • Variants – 1974-1990 without ROM, 1990-1996 ROM possible, 1996-2006 with ROM
  • Number of lenses /groups – 9 / 7
  • F stop range – f/2.8 – f/22
  • Closest focusing distance – 30 cm / 11.81 in
  • Angle of view diagonal – 84 degrees
  • Filter type – Series 8 oppure E60mm dalla versione 2
  • Accessories – Hood: 12506 or 12523; Front cap: 14184 or 14290
  • Dimension length x diameter – 48.5 x 67 mm / 1.91 x 2.64 in
  • Weight – 420 g /0.93 lb
  • Inscription – ELMARIT-R 1:2.8/24 LEITZ WETZLAR 3XXXXXX
    ELMARIT-R 1:2.8/24 E60 3XXXXXX LEICA

Leica per ottimizzare i costi e per semplificare il proprio ciclo produttivo si è affidata in varie occasioni ad altri eccellenti e famosi marchi per produrre focali nelle quali non voleva o poteva cimentarsi.

Così Zeiss, Schneider Kreuznach, Minolta e Sigma hanno prodotto per Leica varie lenti e schemi ottici sia nella montatura M/CL , sia in quella R. Questo è il caso del 24mm Elmarit F 2.8 prima versione il cui schema ottico fu calcolato da Minolta che fornì i vetri a Leica che assemblò il nocciolo ottico e li racchiuse nei loro inconfondibili cilindri di metallo nero col bollino rosso.. Non fu un’operazione indolore e per i leicisti duri e puri questi matrimoni interrazziali furono come un tradimento , più per una questione di orgoglio che nella pratica dal momento che Minolta nel 1974 era uno dei più grandi e affidabili produttori di Lenti del mondo , in grado di brevettare miscele segrete e trattamenti innovativi invidiati e rincorsi dall’intera schiera di grandi marchi nel panorama della fotografia mondiale, senza contare il fatto che fu la prima casa produttrice di macchine fotografiche a introdurre l’autofocus all’interno di un corpo macchina andato in produzione….

Naturalmente Leica non è che sbandierasse la collaborazione con Minolta nei suoi depliant ma nonostante tutto non fece nulla per crearsi un progetto R da 24mm totalmente fatto in casa per molti e molti anni… almeno fin quando non fu costretta proprio da Minolta che per vicissitudini non ben chiare non riuscì o non volle più fornire i vetri , sui quali pendeva un brevetto e un processo di produzione che non si poteva cedere certo ad una concorrente tra l’altro proprio in quel periodo di grande sviluppo e concorrenza che nei decenni successivi portò anche al fallimento della stessa casa nipponica e più precisamente durante l’avvento del digitale tra il 2003 e il 2006 ….

Come detto su questa lente vi è una sorta di insabbiamento, volutamente si è cercato di nascondere il peccato originale della prima versione con vetri forniti direttamente dalla casa giapponese…. quindi quando Minolta non fornì più i vetri per l’assemblaggio del nocciolo ottico e visto che questo modello doveva rimanere e rimase in produzione dal 1974 fino al 2005, e cioè per 31 anni , Leica decise giocoforza di produrseli da sola adattando lo schema ottico Minolta alle diverse miscele con piccole variazioni e sostituendo alcuni trattamenti antiriflesso ma non discostandosi dallo schema originale che prevedeva sempre l’innovativo elemento flottante che aiutava la correzione delle distorsioni alle brevi distanze .

A questo punto i vetri prodotti in Germania e l’assemblaggio a Wetzlar lo rendendono effettivamente made in Germany al 100% , riportando la dicitura E60 sulla filettatura della lente frontale e divenendo a tutti gli effetti una versione 2. Cosa fare a questo punto?

Si dovrà informare la clientela di questo pedigree finalmente riconquistato? Si preferì tacere e così come non fu sponsorizzata la collaborazione con Minolta, nemmeno fu dichiarata la nuova produzione totale in Germania nella versione finale…

Per decenni il 24mm R è stato un compagno fedele dei fotografi paesaggisti che necessitavano di quell’angolo di campo che è una via di mezzo tra il classico 28mm e l’estremo 19mm e 21mm , che tra l’altro è un’altra collaborazione esterna ad opera questa volta di Schneider-Kreuznach. La particolare focale di 24mm è anche molto apprezzata dai fotografi reportagisti che le riservano volentieri un posticino nella borsa data la sua compattezza e affidabilità.

Gli anni passano e questa lente si è guadagnata un posto nei corredi dei cineoperatori di tutto il mondo che usano Leica per il suo look vintage e la qualità generale dei prodotti. La focale da 24mm rimane una delle più gettonate nelle scene in cui l’operatore si deve avvicinare molto al soggetto ed entrare nel vivo dell’azione… così dopo il 19mm , la focale 24mm è la scelta preferita. Leggendo qua e là tra i vari forum le motivazioni che spingono i cineasti ad usare le lenti Leica sembrano legate non tanto alla estrema nitidezza ma più che altro alle tonalità e anche a quelle che potrebbero essere giudicate dei difetti per i fotografi che ricercano solo la perfezione dell’immagine , vale a dire la risposta al sole diretto, i flare che sui controluce creano un fantastico effetto scenico , con la scomposizione dell’intero schema ottico sul fotogramma dalle mille sfumature di colore dei trattamenti antiriflesso di ogni lente lungo la diagonale prodotta dalla luce del sole.

Questo avviene con imbarazzante naturalezza sul 24mm R elmarit , così come sul 19mm R v1 e v2 nonostante il paraluce abbondante e senza la presenza di filtri.

Anche le aberrazioni ai lati del fotogramma sono presenti sui moderni sensori digitali, ma come dico sempre , se si riescono a correggere in postproduzione senza creare effetti collaterali , non sono da considerarsi un difetto e così è.

Basta crearsi un preset in Lightroom e tutto viene corretto ed eliminato senza problemi.

Se dovessi fare un paragone direi che come resa cromatica la trovo simile al 28mm elmarit v1, con tonalità tendendenti al neutro/freddo , così come la nitidezza generale è molto simile e in linea al 28mm V1 R .

Il 28mm R v2 è decisamente più performante sotto ogni punto di vista , direi irraggiungibile da ogni grandangolo R mai prodotto e da quasi tutti i grandangoli M in casa leica , perfino su SL2.

Le prime impressioni/prove del 24 elmarit R v2 E60 su SL2.

Devo essere sincero, gli angoli di un sensore da 47mp sono delle sfide difficili da vincere…. e così anche il 24mm R v2 si prende un bel voto ma non la lode per gli angoli estremi come il 19mm v2 R e il 28mm v2 R che rimangono dei riferimenti nelle proprie focali.

Lo sfuocato lo trovo progressivo e non nervoso ma presente anche ad aperture medie se si mettono a fuoco particolari molto vicini. Si perchè questa lente riesce a mettere a fuoco anche a 30cm….. alla faccia della limitazione nei telemetri delle cugine M…. altro punto di forza nelle scene dove è necessario entrare in cotatto col soggetto….

Altre prove col sole diretto al tramonto , l’effetto dato dai flare , col leggero offuscamento dell’immagine è piacevolissimo , appunto molto cinematografico….

La grande richiesta di questa lente nel settore cinematografico ha fatto si che che il suo valore si attesti ad oggi ben oltre le mille euro per la prima versione , con punte di 1500 euro per la versione 2 E60 e 2000 euro per la versione con contatti ROM.

Molte lenti vengono acquistate per essere poi smembrate da ditte specializzate , prelevando il gruppo ottico che viene reinserito in una montatura con flangia compatibile con le più comuni apparecchiature digitali utilizzate nell’industria del cinema e vendute a prezzi da capogiro.

Seguiranno altre prove nei prossimi giorni.

Leica Elmarit Fisheye 16mm F/2.8

  • Production era 1974-2001 < 2,950 lenses
  • Lens mount – LEICA R-bayonet
  • Manufacturer – Minolta
  • Variants – 2-cam, 3-cam, 3rd cam and ROM conversion after 1996
  • Number of lenses/groups – 11 /8
  • Focusing range – 30 cm / 11.81 in < ∞
  • Aperture – f/2.8-f/16 in half-stops
  • Smallest object field/Largest reproduction ratio – 401 x 601 mm
  • Angle of view diagonal – 180°
  • Scales – Combined meter/feet graduation
  • Filter mount/Lens hood – Built-in, telescopic lens hood; built-in turret with 4 filters (UVa, yellow, orange and blue conversion filter 80 B)
  • Accessories – Front cap: 14089
  • Viewfinder – Camera viewfinder
  • Materials – Anodized aluminum and optical glass
  • Length to bayonet flange – 60 mm /2.36 in
  • Largest diameter – 71 mm /2.8 in
  • Weight – 460 g / 1 lb
  • Inscription – FISHEYE-ELMARIT-R 1:2.8/16 LEITZ WETZLAR

Il fisheye è una lente che ti dimentichi di aver comprato.

Sta nello scaffale per mesi o anni senza che ti venga in mente di prenderla e spesso anche quando decidi di dargli una chance e di portartelo dietro va a finire che non lo usi.

Ho avuto 3 fisheye , di cui uno per formato Nikon DX e per tutti è stata la stessa storia.

Capita raramente di avere un soggetto che calza a pennello per quella focale di 16mm ma soprattutto per il suo bizzarro angolo di campo di 180°.

Se stai per visitare luoghi con grandi edifici, interni di luoghi enormi, vecchie case abbandonate o il cratere di un meteorite di 2 km di diametro il fisheye è la tua lente….. non scherzo.. il mio primo fisheye lo comprai negli Stati Uniti nel 2005 poco prima di visitare “The meteor crater” in Arizona…. comunque diciamo che in tutti gli altri casi gli preferisco sempre un buon ultragrandangolare da 14mm , ma anche da 16mm o da 19mm è quasi sempre più che sufficiente.

Se sei un tipo un po’ originale e ti piace creare qualche strano effetto speciale il fisheye può aiutarti perchè ha delle caratteristiche davvero interessanti… inanzitutto ha una profondità di campo notevole anche a diaframmi aperti ed è facile impostare una iperfocale e scordarsi di mettere a fuoco nella maggior parte delle scene…. poi ha una messa a fuoco minima di 30cm e nel caso di riprese ravvicinate l’effetto di un angolo di campo di 180° ti aiuta a creare immagini molto particolari.

In particolare questo Elmarit Leica , progettato da Minolta su specifiche della casa tedesca direi che se la cava molto bene. Non sono un tecnico e non mi metto a spulciare tutti i parametri misurati in laboratorio ma in linea di massima dico che se riesco a correggere i piccoli difetti di una immagine prodotta da una lente, quali aberrazione, purple fringing senza intaccare l’orginalità , l’integrità e i colori dei soggetti con delle semplici regolazioni di Lightroom , per me la lente supera il test del digitale.

E così è per questa, che pur essendo progettata nel lontano 1974 , riesce a prendersi un bel 7 , ma direi anche un 7 e mezzo.

Con un paio di regolazioni e correzioni nei parametri di lightroom si fanno sparire con grande facilità i tipici difetti di queste focali così spinte, come sfrangature ciano/magenta/verde/giallo sui bordi estremi, il leggero bordino viola (purple fringing) vicino alle zone dove c’è un repentino aumento di luminosità, come i piccoli rametti degli alberi in controluce ecc.

Ho testato il Fisheye Leica sulla mia SL2 , con adattatore e profilo originale caricato.

Quasi tutti gli scatti sono stati eseguiti con diaframmi che vanno da F 5.6 a F9 e sfruttando lo stabilizzatore sul sensore nelle foto in interno sono sceso fino a 1/5 sec senza mai fare un mosso, ma sarei potuto scendere anche oltre se la luce lo richiedesse, perfino 1 secondo per quanto è efficiente questo sistema.

Come dicevo , negli interni o in grandi spazi il fisheye risulta divertente e in cambio di una visione a 180° dell’ambiente si riesce a perdonargli quella sua incurvatura che diventa anzi una caratteristica ben riconoscibile.

Il top dell’effetto si raggiunge con grandi strutture e ancora meglio se ti sovrastano o ti circondano e in quel caso la sua visione d’insieme ti lascia quasi sbalordito nel bellissimo e dettagliato mirino della Leica SL2 : le lunghe linee di una struttura diventano archi che percorrono tutto il frame e stando attenti a rimanere in bolla i soggetti che si troveranno nella parte centrale saranno lasciati senza curvature eccessive.

Questo modello di fisheye è dotato di vari filtri colorati incorporati e ha la possibilità di innestarli semplicemente ruotando una ghiera. In Digitale non li ho mai usati ma potrebbero dare una mano su pellicola o se si ha intenzione di fare qualche bianco e nero.

Concludo dicendo che da quando uso le mirrorless e gli ultragrandangolari , specialmente quelli con fuoco manuale , riesco a mettere a fuoco in maniera migliore le parti periferiche, utilizzando la tecnologia focus peaking e ingrandendo e illuminando di rosso i particolari a fuoco nei bordi dell’immagine prima dello scatto.

In questo modo si riesce a migliorare la percezione di nitidezza delle immagini e ti fa capire che l’autofocus sulle focali ultragrandangolari può non essere sempre corretto.

Si deve fare molta attenzione a dove cade il fuoco e se la conseguente profondità di campo scelta in base al diaframma è in grado di includere i soggetti vicino ai bordi che visto la focale spinta si potrebbero trovare anche molto distanti da te. Se non sono a fuoco a volte basta chiudere di uno stop il diaframma o riposizionare la messa a fuoco più vicina.

Santorini

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Se siete appassionati di fotografia e volete visitare Santorini il primo consiglio che mi sento di darvi è “less is better”, portatevi una compatta tuttofare e vivete felici… al massimo una reflex con uno zoom 28-70  o due compattine di qualità con obbiettivi fissi sarebbero il top. Io ho optato per una Nikon coolpix A con 18mm F2.8(un 28mm equivalente sul formato 35mm) e una Leica TL con un summicron 50 che su APS-C equivale ad un 75mm F2, un medio tele luminoso. Diciamo che col senno di poi non mi sono pentito della scelta e ho sopportato anche il peso EXTRA senza sacrificio.  Essendo un appassionato di panorami avevo portato anche un piccolo cavalletto e una Pocket-Pano, una testa panoramica con punto nodale calcolato per la Coolpix A e il suo 28 equivalente per comporre facilmente dei paesaggi panoramici ad altissima risoluzione. Il cavalletto e la leggerissima testa panoramica li portavo con me solo alla sera, per il resto del tempo rimanevano in albergo/appartamento rendendo più leggero il corredo fotografico. Altro consiglio che vi do: portatevi dei sandali di gomma tipo Crocs che potete portare anche in acqua senza che vi escano dai piedi. Lasciate a casa snickers e scarpe eleganti…  Valutate se noleggiare un auto in base agli spostamenti che avete intenzione di fare… i mezzi pubblici ci sono ma nei mesi di alta stagione rischiate di rimanere sotto al sole , sul ciglio di una strada ad aspettare un BUS pieno di gente… se avete una settimana, con un’auto  potete vedere tutte le città principali, le maggiori attrazioni e rilassarvi sulla spiaggia senza preoccuparvi degli orari dei BUS…. se avete un bimbo o due ve la consiglio… se siete in 4 , con una coppia di amici prendetela senza pensarci 2 volte… il costo varia da 200 a 500 euro per 7 giorni in base alla compagnia e alla macchina che scegliete.

 

Arriviamo a Santorini in tarda sera. Avevamo riservato un’auto da prelevare all’aeroporto ma non c’era nessun ufficio della nostra compagnia , nessun addetto con cartello e il nostro nome ad aspettarci… Ok primo problema… Telefoniamo ad un numero e con un inglese stentato riusciamo a capire che l’addetto si scusa per l’inconveniente e che la nostra macchina si trova nel parcheggio dell’aeroporto…. Non ci si può sbagliare… È gialla, piccola, aperta e con le chiavi sotto al tappetino del guidatore… Serbatoio pieno… Al telefono mi rassicurano: “prendetela pure poi domattina passiamo noi a farvi firmare il contratto al vostro appartamento” …. Una fantastica matiz giallo limone con riverniciatura a bomboletta… Parte alla prima, rumoreggia, sobbalza ma il suo lavoro lo fa… Arriviamo dopo pochi minuti a Villa Nefeli, il nostro appartamento in Perissa….

APPARTAMENTI A PERISSA ,  LEICA TL

Un caldo opprimente in camera e pensiamo subito alle notti insonni che ci sarebbero aspettate, grondanti di sudore e invece 5 minuti dopo aver aperto le finestre la brezza marina rende la temperatura della camera sopportabile, anzi piacevole. Il tempo di sistemare i bagagli e la proprietaria arriva con un piatto di cocomero fresco… Usciamo e ci incamminiamo verso il lungomare strapieno di locali, pub, ristorantini di tutti i tipi…. La mattina dopo firmiamo il contratto col noleggiatore di auto sul cofano dell’auto dopo esserci dati l’appuntamento con WhatsApp e ci dirigiamo verso la spiaggia a piedi per noleggiare un ombrellone… E scopriamo che molti li offrono gratuitamente se ti impegni a consumare il pranzo nel loro ristorante… Detto fatto… Abbiamo passato una bellissima giornata… Pranzo ottimo, prezzo onesto, acqua pulitissima, spiaggia non affollata, mare calmo adatto anche ai bambini.. La sera dopo una bella rosolatura alla schiena e ai piedi(non dimenticherai mai le temperature che raggiunge la sabbia nera delle spiagge di Santorini) decidiamo di andare a Pyrgos… Cittadina molto carina…. piacevole perdersi tra i vicoli e i saliscendi…

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PYRGOS, TESTA PANORAMICA E NIKON COOLPIX A

Le Chiesine, le terrazze che si affacciano sulle viuzze che hanno come sfondo il mare e il tramonto trasforma l’azzurro in sfumature color pesca.

Cena mezza tragedia… Andiamo in un bar pizzeria e ci servono una pizza che sembra surgelata con l’aggiunta di qualche ingrediente extra… No comment…. Annaffio abbondantemente con una Mythos da mezzo litro per dimenticare…

Terzo giorno, obiettivo le tre spiagge segnalate dalla guida : Red beach, White beach e Black beach, le ultime due raggiungibili solo tramite barca… Arriviamo al piccolo porticciolo di Akrotiri dove imbarcarci verso le 9.30…. Scopriamo che la prima traghettata parte alle 10.30… E ci facciamo una bevuta al bar…

LEICA TL

Con 10 euro a testa vi portano e vi riportano alle tre (poi scopriamo essere 2) spiagge fino alle 5 di pomeriggio, ultima corsa per tornare al porticciolo… La prima spiaggia che incontriamo è la Red beach, affollata, piccola, acqua torbida solcata dalle onde…. Non scendiamo.. Ma anzi montano pure quelli che l’avevano raggiunta a piedi(l’unica raggiungibile con 30 min di cammino) in cerca di maggior fortuna…. prezzo per i nuovi passeggeri sempre 10 euro… La beffa… Si scende e si sale al volo… Bagno assicurato… Anziani meglio evitare… Si riparte… Arriviamo alla White beach… Sostiamo a 30 metri dalla spiaggia… Cioè da una striscia di ciottoli bianchi di 5 metri di profondità e 40 di lunghezza…. La barca non attracca… Vedere ma non toccare…. la White-Fake-beach……Poi se proprio volete vi tuffate e la raggiungete a nuoto…. Per il ritorno si sta alla sorte…. Ok tutti verso la Black beach… I colori delle spiagge sono dati dalle scogliere rocciose che li sovrastano…. Rosse, bianche  e nere…

WHITE AND BLACK ,LEICA TL

Scendiamo al volo da una scaletta mentre la barca ondeggia tra i cavalloni… Scene da sbarco in Normandia con anziana che rimane bloccata sulla scaletta…. Caviglie slogate sugli impietosi ciottoli viscidi… Ombrellone 5 euro… faccio un giro esplorativo….

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BLACK BEACH , 6 SCATTI A MANO LIBERA CON LEICA TL UNITI

Ma subito ci accorgiamo che qualcosa non va… Acqua torbida…. Cavalloni improvvisi… Spiaggia che sprofonda dopo 1 metro… Corrente che ti trascina e ti sbatacchia con forza sul ciottolame…. Dulcis in fundo mega cavallone che stende un’anziana messicana mentre la figlia torna dal baretto col cocktail in una mano e bastone da selfie nell’altra… Il bimbo trascinato pure lui…. Decidiamo di smobilitare subito… Rimontiamo su una barchetta (ne passa una ogni 30 minuti) e via al porticciolo di partenza…. Pessima esperienza…. Di sicuro non da fare con bimbo piccolo, che non sa nuotare o con anziani semoventi… Pensiamo ad un ripiego per non perdere la giornata e ci dirigiamo verso la vicina spiaggia di Vlichada…. Parcheggiamo la Matiz giallo limone e ci dirigiamo verso la spiaggia infuocata, anche perché oramai si era fatto mezzogiorno… Ombrellone sdraio, birra e paninozzo…. Acqua così, così…. Però niente cavalloni e bimbo al sicuro da onde anomale… Dietro di noi una parete rocciosa di pietra pomice scavata, anzi disegnata dal vento, una cornice originale che produce milioni di piccole pietruzze bianche galleggianti….

[Group 7]-L1000279_L1000284-6 imagesVLICHADA, 6 SCATTI UNITI ,LEICA TL

Sabbia come lava infuocata…. Ogni 2 minuti un bimbo piange perché prova ad attraversare i carboni ardenti, si blocca nel mezzo e si cuoce i piedini…. I genitori corrono qua e là con i bimbi in braccio piangenti… Ore 17.30 ritorno all’appartamento, doccia e partenza per Megalochori, piccolo ma delizioso paesello, ben curato, circondato da vitigni nani, campane, tetti, colori… Cena in un ristorante chicchettone dove, per citare il cameriere, i piatti e i sapori tipici di Santorini vengono rivisitati e presentati in chiave moderna…. Petrini… Fantastica cucina….. Porzioni piccole ma sapori delicati e ingredienti di qualità… Da provare…. Astenersi amanti dei piatti abbondanti… visto l’esperienza decidiamo all’unanimità di rimanere nei prossimi 2 giorni a Perissa… Con la formula Ombrelloni +lettino+pranzo e relax per noi e i bimbo garantito…

Una sera siamo andati a vedere il tramonto dal faro di Akrotiri  , da dove si può anche vedere la cittadina di Fira e Oia  che si allungano sull’altro versante.

Il sole diventa rosso fuoco e si immerge nel mediterraneo mentre le barchine attraversano la scia luminosa solcata dalle onde marine…

Dopo il tramonto abbiamo cenato in uno dei ristorantini del porticciolo dove avevamo preso il barchino per i tour delle tre spiagge RED/WHITE/BLACK … ci siamo fermati al primo che abbiamo trovato, Melina’s Tavern . Abbiamo ordinato pesce e piatti tipici… nulla a che vedere con la cena al Petrini… un altro livello… decisamente più scarso, cucina poco curata… vino però delizioso versato in caraffe di alluminio ghiacciate.

La sera successiva, dopo aver passato la mattina e il pomeriggio sulla spiaggia di Perissa abbiamo salutato il nostro appartamentino e ci siamo diretti verso Fira.

Come vi accennavo all’inizio, se avete un bimbo e volete spostarvi vi consiglio di noleggiare un’ auto,  perchè i bimbi sul mare si stancano parecchio e anche una piccola dormita di 10/15′ sul sedile , nei trasferimenti, li rigenera e se gli facciamo evitare il caldo è pure meglio . Non abbiamo mai preso mezzi pubblici ma non saprei dirvi se sono puntuali e se sono pieni, di sicuro nei periodi di maggior affluenza non deve essere semplice… le strade poi sono piccole e code e file possono generare ritardi…

Arrivati a Fira parcheggiamo l’auto al parcheggio n°8 (sono numerati) e  scaricate le valigie all’hotel Thira  ci facciamo un giretto in centro. I turisti, moltissimi americani, invadono i saliscendi , i ristorantini e le jacuzzi…..durante la cammiata si gode di un ‘incredibile vista sul mare  con al centro le isole e la caldera del vulcano raggiungibile con le barche tramite le escursioni dal porto che sta più in basso.Per raggiungere il porto si può usare una cabinovia o in alternativa si può scendere da una scalinata di oltre 500 scalini facendo attenzione ai “ricordini” lasciati dai muli. L’incredibile numero di turisti ha reso gli scalini di pietra lisci e scivolosi… il mio osso sacro ne sa qualcosa…. quindi fate attenzione…

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FIRA, 6 SCATTI A MANO LIBERA UNITI , LEICA TL

Fira è costruita sulla roccia , e si allunga sul promontorio con le sue tipiche casette bianche e le chiesine coi tetti blu.   Cena al cinese… al cinese? Caspita , dopo 3 giorni di arrosti misti e pesce ci andava di cambiare un po’ e abbiamo trovato un ottimo ristorantino dove il bimbo ci ha sorpreso… ha mangiato tagliolini alla piastra, ravioli , riso, involtini…. il mare mette appetito…

La mattina seguente siamo stati alla spiaggia di Monolithos perchè avevamo letto che fosse adatta per i bambini, infatti viene segnalata come FAMILY BEACH.

La maggior parte delle spiagge a Santorini , essendo di origini vulcaniche, sono composte da sassolini e sassotti levigati che vanno da 3mm a 10 cm e dopo 3 metri dalla riva hanno già una profondità di 2 metri. Questo vuol dire che dobbiamo sempre fare attenzione ai bimbi piccoli che non sanno nuotare , perchè rischiano di trovarsi con l’acqua alla gola dopo pochi metri .

Monolithos Beach invece è una spiaggia di sabbia fine e scura che ha una profondità di 30/50 cm per una cinquantina di metri dalla riva . Questo la trasforma in un brodo caldo e piacevole adatto quindi ai bimbi anche piccoli che non sanno nuotare. E’ pulita, ha strutture e bar dove procurarsi ombrelloni ,bibite e panini a prezzi modici.

La sera , dopo una doccetta in albergo andiamo verso Oia , altra cittadina meravigliosa… Se Fira ha un numero di turisti ancora accettabile, Oia risulta assai più affollata.

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OIA,  SCATTI CON TESTA PANORAMICA NIKON COOLPIX A

Decidiamo di vedere il tramonto da un piccolo rudere su un promontorio , ma via  via che il sole si abbassa si riempie all’inverosimile di turisti che si piazzano su tutti i bordi, muri, tetti , anche in maniera pericolosa con la fotocamera in mano… arrivano pure dei liceali americani con bocce di vodka, panini e sacchi di ghiaccio a far bisboccia…. l’aria si fa pesa…. prendiamo i panini e ci troviamo un posto dove mangiare in pace… tanto in ogni caso non avremmo potuto vedere il tramonto se non sulle spalle di un turista….

Scendo dalla scalinata a piedi che si accendano le luci .

Prendo la testa panoramica ,la Nikon Coolpix A e scatto alcune sequenze di scatti .

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OIA, 12 SCATTI CON TESTA PANORAMICA E NIKON COOLPIX A

Si fa tardi, il bimbo è stanco e ci dirigiamo alla macchina.

Primo intoppo….. noleggiare un auto può essere anche un problemino, se la batteria decide di abbandonarci…. chiamiamo il servizio di noleggio che manda un ragazzotto con un kit e una batteria per far ripartire l’auto… al secondo tentativo riusciamo a ripartire ma non dobbiamo far spengere l’auto altrimenti siamo fritti… ormai è tardi , è notte , la strada è molto pericolosa, con salite e discese ripide… riusciamo a tornare nel parcheggio dell’albergo dopo 20 minuti. Batteria morta stecchita, il giorno dopo mi cambieranno l’auto con una Micra col cambio automatico.

La mattina seguente , dopo aver acquistato i biglietti per il tour del vulcano ci dirigiamo verso la cabinovia che ci scende al porto per prendere l’imbarcazione.

Partiamo dalla sosta all’isola Nea Kameni… ci aspetta una camminata sotto al sole di 40 minuti all’andata con 2 soste per vedere il paesaggio… ne vale la pena? Mah… si cammina sotto al sole , tra una sassaia incandescente in paesaggio marziano….

Rimontiamo in barca e andiamo a fare un tuffo nelle Hot Springs…..  non è previsto attracco… solo per chi sa nuotare e si fa 10 minuti di nuoto senza toccare …. alla fine si arriva ad un’insenatura piena di turisti che nuotano in una brodaglia rossastra.

Quando riusciamo a toccare il fondo con i piedi sembra di camminare nella marmellata, una sorta di fanghiglia melmosa formatasi dalla grande presenza di ferro che rende l’acqua di un colore tra l’arancio scuro e il Terra di Siena … la temperatura dell’acqua era perfino inferiore di quella della spiaggia di Monolithos…. Se avete bimbi piccoli , uno dei genitori deve rimanere sulla barca e non c’è il tempo per fare un cambio con chi ha deciso di tuffarsi, la barca riparte dopo 15/20 minuti….Voto 5

Ci dirigiamo verso l’isola di Thirasia per un pranzo e un bagno. Ci sono diversi ristorantini, la maggior parte vicino al porticciolo. E’ anche possibile visitare la parte alta dell’isola ma con quel caldo servirebbe l’aiuto dei muli ma ci sembrerebbe di fargli uno spregio … optiamo per un gyros di pollo ad un chiosco e una Mythos da 500ml.

Il sole picchia senza pietà e un bagno nell’acqua cristallina è quello che ci vuole….

…  un rapido giro per cogliere qualche particolare colorato e si riparte perso Oia per un pit stop , poi ritorno a Fira.Nel tardo pomeriggio facciamo un tratto di strada e passiamo da Imerovigli… il percorso completo durerebbe 2-3 ore, parte da Fira e arriva fino ad Oia, per me improponibile di Luglio/agosto o com prole al seguito……. ….probabilmente in un  altro periodo o la mattina presto sarebbe stato anche piacevole ma con quel caldo già arrivare fino a Imerovigli e scendere un tratto di scalinata verso il mare  era il massimo che potevamo fare senza sudare le 7 camicie.

I fili della luce tesi dai pali come un pentagramma piegato

L1001003

LEICA TL

L’ultimo giorno, andiamo sul sicuro con la spiaggia di Perissa e doccia sulla spiaggia per toglierci il sale dalla schiena. Le spiagge con ombrelloni  hanno anche un box / spogliatoio dove è possibile togliersi i vestiti bagnati e mettersi qualcosa di asciutto. Decidiamo di fare un ‘ultima esperienza con una degustazione di vini locali in un’azienda vinicola con galleria d’arte annessa.

Si chiama Art Space Winery e dopo una visita guidata all’interno delle fresche gallerie sotterranee dove vengono esposte foto e quadri di artisti locali si possono degustare e/o comperare le varietà di vino prodotte con i vitigni autoctoni. 6 degustazioni con piccoli assaggi di vino e crostini con conserva di pomodori locali con 10 euro a testa. Esperienza interessante che consiglio.

Abbiamo anche acquistato 2 bottiglie di un dolcissimo vinsanto  , tipico dell’isola.

Saluti , baci e abbracci, riconsegnamo, anzi, lasciamo con le chiavi sotto al tappetino, la macchina all’aeroporto. Comunichiamo il parcheggio all’agenzia e facciamo il check-in nel piccolissimo aeroporto… talmente piccolo che non sappiamo nemmeno dove aspettare l’imbarco…. non arrivate troppo presto, rischiate di stare al caldo o stipati come sardine davanti al gate….

Addio Santorini , calda, straordinaria isola colorata!

Swaziland

 

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Ma dov’è lo Swaziland?

… me lo sono chiesto la prima volta che me lo hanno detto…
3 settimane in Swaziland, a nord del sud Africa, il paese che ha la maggiore percentuale di malati di HIV nel mondo, calcolata sulla popolazione.
Fonti non ufficiali parlano di oltre il 50% della popolazione, il
governo si affanna a nascondere questo dato, esultando per “solo il 26
%” …
Quello che ho visto là non lo posso raccontare solo con le parole…
eravamo ospiti di una missione nel sud del paese, un miracolo di
quelli che capita di vedere una volta nella vita.. una scuola con 800
bambini, un ambulatorio per i malati, un aiuto concreto per chi non ha
niente e in più flagellato dalla piaga dell’AIDS.
Continuamente vengono a chiedere aiuto.. bambini, ragazzi e ragazze
sieropositivi, coi genitori morti di AIDS, vivono coi nonni ma non
hanno soldi per vivere, per studiare, per mangiare.
Una ragazza che portava una lettera.. c’era
scritto che suo padre era morto di AIDS, sua madre quando si era
accorta di essere positiva si era impiccata, adesso viveva col nonno
ma aveva saltato un anno di scuola perchè non aveva soldi per
l’iscrizione…
E così ogni giorno..
Siamo andati a prendere i sieropositivi, sfiniti, deboli, ammalati,
nelle loro case, in mezzo al nulla, col fuoristrada.. li ho messi sul
pickup di peso, non si piegavano… visto che per ogni malato dovevamo
scendere in strade impossibili abbiamo fatto tardi e un uomo ci
aspettava sulle stampelle da 2 ore, fuori da casa sua , vicino a dei
panni stesi.. testa in basso, ma non mollava, piantato su quei 2 pezzi
di legno imbullettati l’uno con l’altro… mezz’ora per tirarlo su…
Siamo arrivati all’ospedale e la sala d’aspetto per i malati di AIDS
era strapiena, 2 dei nostri non sono stati accettati, non c’era più
tempo per fare le analisi…torneranno la settimana prossima.. se ci
arrivano..
Abbiamo visto i bambini pranzare alla mensa della scuola, le ciotole
pulite coi diti, polenta e broda di fagioli…… sono entrato nelle
case della gente che ci ringraziava… “grazie a voi italiani che ci
avete dato tutto, ci avete insegnato tutto quello che sappiamo,ci date
da mangiare, thankyou, thankyou, thankyou” naturalmente si riferivano
alle missionarie….sul fuoco se va bene un pezzo di pollo sulla
brace quando si festeggia alla domenica, sennò una pannocchia…. ma
anche il mais
quest’anno è stato difficile da coltivare, poche pioggie..
Ho visto le suore missionarie che lavorano per queste persone,
instancabilmente, senza sosta, fino all’esaurimento totale delle forze
per un sorriso, per cercare di accontentare tutti, per dare un po’ di
sollievo, per dare un po’ di speranza. Mai visto persone così, non
sono di questo pianeta..
Ho visto madri coi bimbi in attesa di essere vaccinati… anziani
ubriachi fradici che dalla disperazione spendono i pochi soldi
nell’alcool invece di comprare qualcosa da mangiare per i
nipoti,orfani…
eppoi silenzio , ma un silenzio di quelli che senti il fischio delle
orecchie, il sangue che pompa.. .. campagne, terreni fertili, mucche,
galline, vento e sassi, terra rossa come il tramonto, il sole che
diventa una palla gialla all’orizzonte mentre vengono distribuiti gli
aiuti del WFP, le giornate corte , il buio che viene veloce come un
lampo , le stelle che non conosco, brillanti come lampadine lontane ma non poi così tanto, sembra di toccarle… la via lattea come una strisciata di colore azzurro nel cielo nero, costellazioni sconosciute a noi europei, la croce del sud che indica la missione mentre la sera ci incamminavamo verso il refertorio dove le suore cucinavano per noi… i bambini le loro urla di gioia , la semplicità della vita che si sviluppa e che abbiamo visto in tutte le sue fasi…
la povertà, l’amore ricambiato… la gente che muore , una bambina
cieca da un occhio, un’altra con le croste in testa per via dell’AIDS,
coperte da un cappellino azzurro che nasconde le garze…
Il sole come una stella, come una speranza ,mentre un bambino cerca di
acchiapparlo…presto che scappa….
In Chiesa mentre la gente canta vedo sbucare fra le teste una statua della Vergine che mi guarda, si guarda me.
la vita, la vita, la vita…… gia i soliti discorsi…

mi sono azzerato… riparto da qui..